E' un peccato che quando Berlusconi morirà (di vecchiaia) non possa lui stesso vedere la festa che tutto il mondo civile farà. Sorrisi, abbracci e champagne. Non lo rimpiangerà nessuno, forse solo qualche ratto e zecca rimasti senza mucca da mungere. "Il più grande statista della storia" avrà l'infame epilogo che si è meritato, finendo sui sussidiari come il peggior pagliaccio che la storia d'Italia abbia avuto. I bambini gli disegneranno sopra la maschera da clown e tanti cazzetti attorno. Peccato solo che non lo saprà mai.
giovedì 24 marzo 2011
giovedì 10 marzo 2011
Primo passo
E' difficile capire cosa succede in una piazza affollata quando ne si è sempre fatto parte. Non se ne vedono i confini, i flussi di persone, il loro addensarsi, non ne si vedono gli spazi vuoti. Bisognerebbe osservarla dall'alto a volo d'uccello, solo con una visuale d'insieme si potrebbe capire cosa veramente accade.
L'Italia è un Paese parzialmente libero, governato da un gruppo di persone slegato dal vincolo di rappresentanza elettorale che si occupa d'impegno per mantenere tale privilegio anziché migliorare la situazione economica, sociale e culturale del popolo che parassita. Una Nazione composta per la maggior parte da individui anestetizzati dall'ignoranza sulla quale prosperano religione e cattiva televisione. Se nessuno Stato moderno al mondo si fa condizionare così pesantemente nelle sue scelte politiche da rimasugli barocchi di fantasiose spiegazioni dell'ignoto che trascendono la realtà c'è una precisa ragione: la modernità si lascia necessariamente alle spalle la religione. L'Italia non ci riesce e pertanto, accettiamolo, non è uno Stato moderno. Viviamo in un'Italia corrotta, illiberale, tormentata da fondamentalismi religiosi. Prendere coscienza della nostra situazione, scrutare l'abisso, è il primo passo verso il cambiamento.
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